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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Come affrontare complessità e imprevedibilità dei Sistemi Organizzativi
TEORIE > METODI > INTELLIGENZA UMANA
Scopo di questa pagina
Nel riflettere sui profondi cambiamenti in atto nella società italiana, il sociologo Piero Dominici l'ha definita "Società Ipercomplessa", intendendo con questo termine una società nella quale, rispetto al passato, prevalgono due fattori: l'Economia e un Contesto storico-sociale dominato dalla Comunicazione. Questi due fattori si fondono incrementando la complessità dei "Sistemi Organizzativi". Si tratta di una complessità che non può essere ridotta nè da nuove norme giuridiche, nè dai benefici della digitalizzazione dei processi organizzativi. In economia la persistenza dei modelli organizzativi del passato (gerarchici e centralizzati) frena lo sviluppo e rallenta l'adozione di nuovi modelli basati sulla collaborazione e co-gestione. Affinchè la nuova Comunicazione possa diventare fattore di sviluppo socio-economico, Piero Dominici evidenzia la necessità di forti investimenti pubblici e privati in "Formazione" orientati ai seguenti temi: (1) Riduzione del Cultural Divide e del Digital Divide nelle Pubbliche Amministrazioni (2) Qualificazione del personale docente nelle Scuole (in particolare sui temi della cittadinanza e dell'inclusione) (3) Sviluppo e impiego del Pensiero Critico (4) Incentivazione all'uso di Piattaforme Collaborative (5) Revisione del Sistema Valutativo della Didattica e della Ricerca (6) Incentivazione all'uso di software Open-Source (7) Promozione di progetti di Social-Networking. Inoltre Dominici suggerisce l'adozione, a chi guida il Paese, delle 10 priorità indicate nella Carta d'Intenti per l'Innovazione.
Lo storico dell'economia Carlo Cipolla, ha descritto nel suo libro "Allegro ma non troppo", le leggi fondamentali della stupidità umana. Egli, scherzosamente (ma non troppo), ha suddiviso le persone in quattro categorie: intelligenti, stupidi, banditi e sprovveduti. Nella sua visione economicista della vita, Cipolla diede della stupidità la seguente definizione: "una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura subendo una perdita". Ad esempio, come ha scritto il giornalista Michele Serra: "quanto costa agli italiani, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?" Paradossalmente, secondo Carlo Cipolla, è meno dannoso alla società un bandito intelligente che un comune cittadino stupido, perchè quest'ultimo oltre a danneggiare la società danneggia anche sé stesso. Riuscirà, dunque, l'intelligenza collettiva a sconfiggere la stupidità individuale? Nel 1996, il filosofo Pierre Lévy pubblicò un testo destinato a provocare un dibattito culturale che dura fino ad oggi. Egli mise in rilievo l'importanza della condivisione dei saperi, favorita da Internet, per lo sviluppo dell'intera società, e così descrisse l'intelligenza collettiva: « Che cos'è l'intelligenza collettiva? In primo luogo bisogna riconoscere che l'intelligenza è distribuita dovunque c'è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l'una con l'altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l'intelligenza collettiva ».
Italia fuori dall'Europa
What if they throw us out of Europe?
We stay to rot on the door, so they learn.
Punto chiave di questa pagina
UN NUOVO UMANESIMO PER LA SOCIETA' INTERCONNESSA: Affinchè la nuova Comunicazione possa diventare fattore di sviluppo socio-economico, il sociologo Piero Dominici evidenzia la necessità di forti investimenti pubblici e privati in "Formazione" orientati ai seguenti temi:

    • Riduzione del Cultural Divide e del Digital Divide nelle Pubbliche Amministrazioni
    • Qualificazione del personale docente nelle Scuole (in particolare sui temi della cittadinanza e dell'inclusione)
    • Sviluppo e impiego del Pensiero Critico
    • Incentivazione all'uso di Piattaforme Collaborative
    • Revisione del Sistema Valutativo della Didattica e della Ricerca
    • Incentivazione all'uso di software Open-Source
    • Promozione di progetti di Social-Networking

Inoltre Dominici suggerisce l'adozione, a chi guida il Paese, delle 10 priorità indicate nella Carta d'Intenti per l'Innovazione.
Punti di riflessione
Il divario culturale e quello digitale della società aumentano a causa della crescente complessità sociale ed economica. La risorsa più importante su cui puntare è, secondo il sociologo Piero Dominici, la formazione.
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L'unica conoscenza che valga è quella che si alimenta di incertezza, e il solo pensiero che vive è quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione. (Edgar Morin)
A che punto è l'innovazione in Italia?
Nel riflettere sui profondi cambiamenti in atto nella società italiana (ved. bibliografia 2015), il sociologo Piero Dominici l'ha definita "Società Ipercomplessa", intendendo con questo termine una società nella quale, rispetto al passato, prevalgono due fattori: l'Economia e un Contesto storico-sociale dominato dalla Comunicazione.
Questi due fattori si fondono incrementando la complessità dei "Sistemi Organizzativi". Si tratta di una complessità che non può essere ridotta nè da nuove norme giuridiche, nè dai benefici della digitalizzazione dei processi organizzativi.
In economia la persistenza dei modelli organizzativi del passato (gerarchici e centralizzati) frena lo sviluppo e rallenta l'adozione di nuovi modelli basati sulla collaborazione e co-gestione. Anche la comunicazione stenta a liberarsi dell'impostazione tradizionale, che la vede veicolo della manipolazione e della persuasione, per trasformarsi in fattore di crescita mediante condivisione, trasparenza, accesso. Ma forse, affinchè questo accada, bisognerà ripensare le categorie concettuali di Persona, Cittadinanza, Libertà, Dignità, facendo leva sul processo di riduzione del divario culturale (ved. box Cultural Divide) avviato dalla UE.
In ogni caso la comunicazione, nonostante i freni culturali che ogni cambiamento incontra, è destinata ad essere il fattore strategico di efficienza della società futura.
Se si ritiene vera l'equazione Comunicazione=Potere, la nuova comunicazione basata sui social media (nuovi Leader d'opinione, nuove "spirali del silenzio", nuove disintermediazioni, ecc) sta già determinando una riconfigurazione dei sistemi di potere.
Sia i sistemi organizzativi sia i sistemi sociali devono tendere a diventare "Antifragili", nel senso che Vincenzo De Florio e Nassim Taleb hanno dato a tale termine: sistemi che di fronte ad eventi/errori imprevisti o improvvisi, non soltanto resistono ma evolvono, cioè migliorano imparando dagli eventi/errori.  Per andare in questa direzione la chiave di volta sembra essere il superamento della separazione tra saperi, discipline, competenze.
Nel riflettere sui profondi cambiamenti in atto nella società italiana, il sociologo Piero Dominici l'ha definita "Società Ipercomplessa", intendendo con questo termine una società nella quale, rispetto al passato, prevalgono due fattori: l'Economia e un Contesto storico-sociale dominato dalla Comunicazione. In economia la persistenza dei modelli organizzativi del passato (gerarchici e centralizzati) frena lo sviluppo e rallenta l'adozione di nuovi modelli basati sulla collaborazione e co-gestione
Occorre investire in "Formazione"
Affinchè la nuova Comunicazione possa diventare fattore di sviluppo socio-economico, Piero Dominici evidenzia la necessità di forti investimenti pubblici e privati in "Formazione" orientati ai seguenti temi:


      • Riduzione del Cultural Divide e del Digital Divide nelle Pubbliche Amministrazioni
      • Qualificazione del personale docente nelle Scuole (in particolare sui temi della cittadinanza e dell'inclusione)
      • Sviluppo e impiego del Pensiero Critico
      • Incentivazione all'uso di Piattaforme Collaborative
      • Revisione del Sistema Valutativo della Didattica e della Ricerca
      • Incentivazione all'uso di software Open-Source
      • Promozione di progetti di Social-Networking

Inoltre Dominici suggerisce l'adozione, a chi guida il Paese, delle 10 priorità indicate nella Carta d'Intenti per l'Innovazione.  Una mappa concettuale del testo di Piero Dominici (2015) è riportata di seguito.
vignetta
I thought about changing my underwear.
Wow! Structural Reforms!
Mappa concettuale della Società Ipercomplessa (dai testi di Piero Dominici)
Nuova Comunicazione
Piero Dominici evidenzia la necessità di forti investimenti pubblici e privati in "Formazione" orientati alle 10 priorità indicate nella Carta d'Intenti per l'Innovazione

Divario Digitale (Digital Divide)
Divario Culturale (Cultural Divide)
Il Cultural Divide è una barriera virtuale causata da differenze culturali esistenti tra le varie comunità all'interno di una società, o tra società diverse. Le differenze possono essere di vario genere: politiche, economiche, religiose, ideologiche, alimentari, stile di vita, norme sociali, ecc. Spesso la percezione di queste differenze impedisce il confronto tra comunità diverse e, in certi casi, rallenta le relazioni economiche tra nazioni diverse culturalmente (es: Culture Occidentali vs Culture Orientali).
L'integrazione europea è un processo (critico) di riduzione del cultural divide infatti, secondo i sociologi Ronald Englehart e  Wayne E. Baker, lo sviluppo economico auspicato dall'introduzione dell'Euro spinge tutti i paesi verso la stessa direzione, allontanandoli dai valori tradizionali (nazionalistici) verso una sindrome di crescente razionalità, tolleranza, fiducia e partecipazione. Secondo Englehart e Baker tale processo è destinato a fallire (in questo momento assistiamo a tensioni disgreganti dovute alle migrazioni dai paesi del Medio Oriente a dall'Africa), perchè tutti vorrebbero il benessere economico dei paesi più ricchi senza abbandonare le proprie tradizioni culturali. Secondo Englehart e Baker l'eredità culturale di ogni società (Protestante, Cattolica, Ortodossa, ecc) lascia dei valori che perdurano a dispetto di ogni modernizzazione. Ma l'integrazione europea è un processo di lungo periodo e vedremo come finirà.
Quando il Cultural Divide è molto alto le diverse comunità possono essere scoraggiate dal cercare di capire il punto di vista altrui. All'interno di ogni nazione vi sono diversi tipi di Cultural Divide (es: Popolazione Rurale vs Popolazione Urbana, Poveri vs Ricchi, Cristiani vs Mussulmani, ecc ).
Il Bias Cognitivo che agisce nella mente umana a creare l'avversione verso un gruppo diverso si chiama "In-Group Bias". I Mass Media sono determinanti nel ridurre o aumentare il Cultural Divide, diffondendo stereotipi positivi o negativi.
Quando il Cultural Divide è molto alto le diverse comunità possono essere scoraggiate dal cercare di capire il punto di vista altrui. All'interno di ogni nazione vi sono diversi tipi di Cultural Divide (es: Popolazione Rurale vs Popolazione Urbana, Poveri vs Ricchi, Cristiani vs Mussulmani, ecc ).
L'Italia delude nei Test PISA
Come riporta Internazionale del 3 dicembre 2013 l'Italia delude nei test Pisa. È Shanghai la città in testa alle classifiche dei test Pisa 2012 (Programme for international student assessment), pubblicate il 3 dicembre dall’Ocse. I test vengono condotti nelle scuole di tutto il mondo ogni tre anni e valutano le competenze in matematica, scienze e la capacità di lettura negli studenti di 15 anni. Per un'analisi critica dei risultati, condotta dal ROARS (Return On Academic ReSearch) andare all'articolo. Due grafici (comprensione linguistica e matematica) sono mostrati nei box sottostanti. Inoltre, ampliando l'analisi agli adulti (suddivisi in due fasce d'età: 25-34 anni e 55-64 anni), due documenti dettagliati (aggiornati al 2013 e riguardanti 34 paesi compresi quelli appartenenti al G20) sono stati pubblicati da OECD (ved. bibliografia). Dal rapporto sull'Istruzione dedicato dall'OECD all'Italia (ved. bibliografia) riportiamo alcune conclusioni (p.6):


L’Italia è il solo Paese che registra una diminuzione della spesa pubblica per le istituzioni scolastiche tra il 2000 e il 2011, ed è il Paese con la riduzione più marcata (5%) del volume degli investimenti pubblici tra il 2000 e il 2011. Le risorse pubbliche investite nelle istituzioni scolastiche e nelle università erano inferiori del 3% nel 2011 rispetto al 2000. Comparativamente, durante lo stesso periodo, la spesa pubblica media dell’OCSE destinata alle istituzioni del sistema d’istruzione è aumentata del 38% (Tabella B3.2b). La spesa pubblica per l’istruzione in Italia è diminuita più della spesa destinata all’insieme delle amministrazioni pubbliche tra il 2008 e il 2011. Nel 2008, l’istruzione rappresentava il 9,4% del totale della spesa pubblica, mentre nel 2011, l’8,6% della spesa pubblica complessiva era dedicato all’istruzione (Tabella B4.2).
Lettura
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Matematica
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ultimi
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Riuscirà l'intelligenza collettiva a sconfiggere la stupidità individuale?
Nel 1996, il filosofo Pierre Lévy pubblicò un testo destinato a provocare un dibattito culturale che dura fino ad oggi. Egli mise in rilievo l'importanza della condivisione dei saperi, favorita da Internet, per lo sviluppo dell'intera società, e così descrisse l'intelligenza collettiva:


«Che cos'è l'intelligenza collettiva? In primo luogo bisogna riconoscere che l'intelligenza è distribuita dovunque c'è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l'una con l'altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l'intelligenza collettiva».


Società e futuro
Human progress is like digestion: sooner or later it bears fruit.
Mappa della Stupidità di Carlo Cipolla
Lo storico dell'economia Carlo Cipolla, ha descritto nel suo libro "Allegro ma non troppo", le leggi fondamentali della stupidità umana.
Egli, scherzosamente (ma non troppo), ha suddiviso le persone in quattro categorie: intelligenti, stupidi, banditi e sprovveduti.
Nella sua visione economicista della vita, Cipolla diede della stupidità la seguente definizione (p.58): "una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura subendo una perdita".
 
Ad esempio, come ha scritto il giornalista Michele Serra su Repubblica: "quanto costa agli italiani, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?"
Paradossalmente, secondo Carlo Cipolla, è meno dannoso alla società un bandito intelligente che un comune cittadino stupido, perchè quest'ultimo oltre a danneggiare la società danneggia anche sé stesso.
Secondo Carlo Cipolla "una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura subendo una perdita". Non è il caso di alcuni cittadini italiani, come ha scritto il giornalista Michele Serra su Repubblica: "quanto costa agli italiani, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?"
Conclusioni (provvisorie): Il sociologo Piero Dominici evidenzia la necessità di forti investimenti pubblici e privati in "Formazione"
Nel riflettere sui profondi cambiamenti in atto nella società italiana, il sociologo Piero Dominici l'ha definita "Società Ipercomplessa", intendendo con questo termine una società nella quale, rispetto al passato, prevalgono due fattori: l'Economia e un Contesto storico-sociale dominato dalla Comunicazione. Questi due fattori si fondono incrementando la complessità dei "Sistemi Organizzativi". Si tratta di una complessità che non può essere ridotta nè da nuove norme giuridiche, nè dai benefici della digitalizzazione dei processi organizzativi. In economia la persistenza dei modelli organizzativi del passato (gerarchici e centralizzati) frena lo sviluppo e rallenta l'adozione di nuovi modelli basati sulla collaborazione e co-gestione. Affinchè la nuova Comunicazione possa diventare fattore di sviluppo socio-economico, Piero Dominici evidenzia la necessità di forti investimenti pubblici e privati in "Formazione" orientati ai seguenti temi: (1) Riduzione del Cultural Divide e del Digital Divide nelle Pubbliche Amministrazioni (2) Qualificazione del personale docente nelle Scuole (in particolare sui temi della cittadinanza e dell'inclusione) (3) Sviluppo e impiego del Pensiero Critico (4) Incentivazione all'uso di Piattaforme Collaborative (5) Revisione del Sistema Valutativo della Didattica e della Ricerca (6) Incentivazione all'uso di software Open-Source (7) Promozione di progetti di Social-Networking. Inoltre Dominici suggerisce l'adozione, a chi guida il Paese, delle 10 priorità indicate nella Carta d'Intenti per l'Innovazione.
Lo storico dell'economia Carlo Cipolla, ha descritto nel suo libro "Allegro ma non troppo", le leggi fondamentali della stupidità umana. Egli, scherzosamente (ma non troppo), ha suddiviso le persone in quattro categorie: intelligenti, stupidi, banditi e sprovveduti. Nella sua visione economicista della vita, Cipolla diede della stupidità la seguente definizione: "una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura subendo una perdita". Ad esempio, come ha scritto il giornalista Michele Serra: "quanto costa agli italiani, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?" Paradossalmente, secondo Carlo Cipolla, è meno dannoso alla società un bandito intelligente che un comune cittadino stupido, perchè quest'ultimo oltre a danneggiare la società danneggia anche sé stesso. Riuscirà, dunque, l'intelligenza collettiva a sconfiggere la stupidità individuale? Nel 1996, il filosofo Pierre Lévy pubblicò un testo destinato a provocare un dibattito culturale che dura fino ad oggi. Egli mise in rilievo l'importanza della condivisione dei saperi, favorita da Internet, per lo sviluppo dell'intera società, e così descrisse l'intelligenza collettiva: « Che cos'è l'intelligenza collettiva? In primo luogo bisogna riconoscere che l'intelligenza è distribuita dovunque c'è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l'una con l'altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l'intelligenza collettiva ».
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 12 novembre 2023

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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